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“Spaventata” come Pasolini ai tempi di Leone
.29 Apr

“Spaventata” come Pasolini ai tempi di Leone

(di Mirella Casiello) Più trascorrono le settimane, più mi appare evidente che la comunicazione del Governo tende a farci apparire come cittadini irrequieti, smaniosi di assembrarci e di “congiungerci” (per usare un termine molto utilizzato in questo momento), e fortunati ad avere un presidente severo ma giusto, che ci protegge dai noi stessi e dai populisti che siedono in Parlamento.

La sensazione è che la Politica sia fuggita dai palazzi, demandando a tecnici NON ELETTI e scelti con criterio indecifrabile (per non dire oscuro) le scelte che ledono, anzi quasi annullano i nostri Diritti costituzionali : la libertà personale (art. 13), la libertà di circolazione (art. 16), la libertà di riunione (art. 17), il diritto di professare il proprio credo nei luoghi di culto (art. 19), il diritto allo studio (art. 33 e 34), il diritto di perseguire liberamente le proprie iniziative economiche

E, a peggiorare la situazione, l’interpretazione delle misure restrittive è demandata alla forza pubblica dislocata sul territorio e che si muove in totale mancanza di precedenti giurisdizionali. A ben guardare, l’obbligo di autocertificare le proprie uscite è  una violazione dell’art. 24 della Costituzione, perché queste modalità costringono ognuno di noi ad anticipare la propria difesa rispetto ad una eventuale contestazione.

Anche la Presidente della Corte Costituzionale è intervenuta ieri, chiarendo che non è possibile continuare ad abusare dei DPCM, che la nostra Costituzione ha gli strumenti adatti per fronteggiare le crisi e che tali strumenti devono essere utilizzati per prevenire, tra l’altro,  impugnazioni a cascata, generando ancora più sfiducia nello Stato di Diritto, che in questo momento è messo a dura prova dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha di fatto esautorato il Parlamento

Nella Carta costituzionale non si rinvengono clausole di sospensione dei diritti fondamentali da attivarsi nei tempi eccezionali, né previsioni che in tempi di crisi consentano alterazioni nell’assetto dei poteri. La Costituzione, peraltro, non è insensibile al variare delle contingenze, all’eventualità che dirompano situazioni di emergenza, di crisi, o di straordinaria necessità e urgenza, come recita l’articolo 77 della Costituzione, in materia di decreti-legge. La Repubblica ha attraversato varie situazioni di emergenza e di crisi – dagli anni della lotta armata a quelli  più recenti della crisi economica e finanziaria – che sono stati affrontati senza mai sospendere l’ordine costituzionale, ma ravvisando al suo interno gli strumenti idonei a modulare i principi costituzionali in base alle specifiche contingenze: necessità, proporzionalità, bilanciamento, giustiziabilità e temporaneità sono i criteri con cui, secondo la giurisprudenza costituzionale, in ogni tempo deve attuarsi la tutela «sistemica e non frazionata» dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, ponderando la tutela di ciascuno di essi con i relativi limiti” (Marta Cartabia)

In questo scenario, deprimente per ogni cittadino, e a maggior ragione per i giuristi, si innesta la folle scelta del Governo di “congelare la Giustizia” ! Due mesi di fermo per i termini processuali, udienze che molto probabilmente riprenderanno  solo dopo il 30 giugno e nessun piano per gestire il futuro fino al vaccino.

Nelle altre nazioni europee questo stop non è avvenuto:  ci si è attrezzati velocemente per udienze con presenze contingentate, in presenza, o in collegamento telematico. In Italia si è scelto di lasciare ai protocolli dei singoli Tribunali la ripresa dell’attività giudiziaria.  Tracciando anche in questo caso un solco odioso tra Tribunali più o meno virtuosi, tra giudici più o meno volenterosi e/o  avvezzi all’utilizzo della tecnologia; e mi fermo qua, senza approfondire la questione dei processi penali e delle carceri  (altro chariers de doléances)

Insomma, sono state disciplinate le file per l’accesso alle Poste e nelle banche, ai supermercati e nei parchi,  ma non si pensa ancora seriamente e in maniera omogenea a come far riprendere la macchina Giustizia.

Nel suo Diario di un cittadino scandalizzato, Pier Paolo Pasolini commentò così il gesto scaramantico delle ‘corna’ fatto dal presidente della Repubblica Giovanni Leone su un’auto scoperta: «A dir la verità, la cosa mi ha più che scandalizzato: mi ha quasi spaventato». Ecco, tutto quello che si sta compiendo attraverso le decisioni di un avvocato… mi sta decisamente spaventando

 

 

 

 

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